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Domenica, 24 Settembre 2017

Alla civiltà egizia, ancora oggi considerata tanto grande quanto misteriosa, si deve la tecnica di ricavare fogli adatti alla scrittura dal midollo di una canna palustre: il papiro. La parola "charta" in latino indicava appunto i fogli di papiro, mentre ancora oggi in molte lingue la carta si indica con parole che ricordano il papiro stesso, ad esempio il francese "papier".

Per ottenere i fogli si "pelava" lo stelo della canna per ricavare il midollo che veniva tagliato in sottili striscioline che, accostate l'una all'altra o sovrapposte, venivano spalmate con colla di farina, il tutto veniva poi pressato ed esposto al sole ad asciugare. Il foglio poteva essere più o meno largo 30 cm e lungo 50. Da fogli accostati e incollati si ricavavano rotoli lunghi anche qualche decina di metri.

Successivamente si trovò il modo di lavorare delle pelli di animale in modo così particolare da ottenerne fogli sottilissimi molto più resistenti di quelli di papiro, quindi preferibili per documenti importanti come quelli legali o religiosi.
Questo nuovo materiale prese il nome della città di Pergamo, infatti stiamo parlando della "pergamena" che si otteneva dalla lavorazione della pelle di pecore, agnelli, cani, gatti.
Una delle doti più apprezzabili della pergamena era che, non lasciandosi attraversare dagli inchiostri, era possibile scrivere su entrambe le facce. Ancora nel XVI secolo in Europa si usava la pergamena per i documenti ufficiali.

L'invenzione della carta avvenne intorno al II secolo d.C., ad opera di  un cinese. In Cina si usava scrivere su strisce di seta con un pennellino, operazione per niente facile o riposante. Il ministro ebbe l'idea di raccogliere filamenti di seta schiacciarli e farli seccare per ottenere dei "foglietti" rigidi su cui era più facile scrivere. Successivamente ottenne fogli più grandi sfilacciando seta, stracci e fibre vegetali, riducendo tutto in una poltiglia che veniva stesa ad asciugare su pezze di seta dopo essere stata compressa al punto da ottenere uno spessore sottilissimo.

Dall'uso di seta e stoffa si passò all'uso di legno fatto macerare e lavorato con colle per trattenere l'inchiostro. Per secoli il commercio della carta fu esclusivamente nelle mani dei cinesi che detenevano il segreto della sua fabbricazione, ma nell' VIII secolo gli arabi scoprirono e diffusero il segreto in tutti i paesi da loro dominati.

Poco a poco l'utilizzo della carta si diffuse in tutto l'occidente e i cartai italiani si distinsero per la particolare tecnica di lavorazione che rese la rese ancora più leggera, compatta e lavorabile. Agli italiani si deve anche l'invenzione della filigrana.

 Verso la fine del 1600 gli olandesi inventarono una macchina sfibratrice che trasformò la produzione della carta facendone un prodotto industriale, poco costoso e facilmente lavorabile.

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