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Martedì, 25 Aprile 2017

Non si sa bene dove, quando e da chi furono inventati gli scacchi: giochi simili si trovano in diverse parti del mondo, ci sono però due storie, più leggende a dire il vero, che la dicono lunga sullo spirito con cui questo affascinante gioco va affrontato.

La prima storia narra che verso il V secolo a.C. regnava in India un giovane sovrano capriccioso e dissennato, che aveva dimenticato quanto fosse importante il suo popolo per la sua stessa esistenza. Un saggio bramino di corte decise di dimostrargli, attraverso un gioco, quanto un re, per quanto potente fosse, avesse la necessità di essere protetto da soldati e da ufficiali fedeli per non cadere preda dei nemici: inventò così il gioco degli scacchi.

Un'altra leggenda racconta che in Persia regnava un re il cui Gran Visir era dotato di particolare talento  creativo. Un giorno il Gran Visir presentò al suo Sultano un gioco formato da una base quadrata divisa a sua volta in quadrati uguali, e da un certo numero di "figuranti" che rappresentavano due eserciti contrapposti, in cui le figure principali erano quelle dei re, anche se le figure dotate di maggiori poteri erano i Gran Visir (pensiamo che il temerario non perse la testa solo grazie alla sua inventiva). Lo scopo dei giocatori era quello di catturare i re avversari, infatti il nome del gioco, <i>shamat</i>  era composto dalle parole <i>shah</i>, re, e <i>mat</i>, morte.

La leggenda narra anche che il  Sultano fu talmente entusiasta del nuovo gioco che offrì in premio al suo consigliere qualunque cosa lui avesse chiesto in cambio della sua invenzione. Il saggio chiese, con umiltà, un chicco di grano per il primo quadrato della base, il doppio dei chicchi del primo quadrato per il secondo, il doppio del contenuto del secondo quadrato e così via: chiese per ogni quadrato che componeva la scacchiera il doppio dei chicchi del quadrato precedente. Il sovrano lo pregò di chiedere qualche cosa di più prezioso, qualche cosa di maggior valore, di non accontentarsi di qualche chicco di grano per quella meravigliosa invenzione, ma il suo consigliere non volle cedere. Il sovrano, ancora stupito,  incaricò il suo ministro dei granai di "pagare": sulla scacchiera c'erano 64 quadrati, quindi per il primo quadrato fu versato un chicco
per il secondo quadrato furono versati 2 chicchi
per il terzo quadrato furono versati 4 chicchi
per il quarto quadrato 16 chicchi
per il quinto 32 chicchi
per il sesto 64 chicchi
per il settimo 128 chicchi
per l'ottavo 256 chicchi
per il nono 512 chicchi
per il decimo  1024 chicchi
per l'undicesimo 2048 chicchi
per il dodicesimo  4096 chicchi
per il tredicesimo 8.192 chicchi
per il quattordicesimo 16.384 chicchi
...e pensiamo che fu a questo punto che il sovrano si rese conto che non sarebbe bastato il raccolto di un intero anno per pagare quanto il suo consigliere aveva così umilmente chiesto...

Probabilmente nel Medioevo, periodo in cui la cavalleria votò alla dama la propria fedeltà, la regina, figura dai poteri straordinari nel gioco degli scacchi, prese il posto del consigliere del re.

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