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Domenica, 23 Luglio 2017

Dopo la scoperta del fuoco e l'invenzione delle armi da lancio, un altro oggetto contribuì all'improvvisa accelerazione dell'evoluzione della razza umana.
Il comprendere che era possibile indurre la terra a produrre piante dai semi cioè il comprendere che era possibile "comandare" alla terra di produrre cibo, trasformò gli esseri umani da animali nomadi e migratori in animali stanziali.

All'inizio l'uomo ricavò i suoi campi bruciando tratti di foresta o di savana.
Nel Neolitico si cominciò a piantare i semi, quasi in superficie, grattando il terreno con bastoni più o meno appuntiti: questo semplice gesto fece di animali poco resistenti, poco dotati in velocità, forza e istinto, i dominatori incontrastati della terra.

Poco a poco si comprese che piantando i semi ad una maggiore profondità questi davano migliori frutti: i semi piantati in superficie infatti venivano spesso scoperti dalla pioggia, le piantine appena nate, non avendo un apparato radicale consolidato e bene ancorato in profondità, venivano divelte dal vento e le piante che restavano in vita erano fragili.

L'invenzione di un bastone infisso in un altro bastone, appuntito, a 90 gradi, che non si limitava a graffiare la terra, ma la "rompeva",  migliorò notevolmente la situazione: l'invenzione della zappa fece fare un bel passo avanti alla nascente società agricola.

Con l'aumento della popolazione si rese necessario colonizzare nuovi terreni ed "affinare" i metodi di coltivazione.
Si cercò di bagnare il terreno, ponendo le basi dell' "irrigazione"; si cercò di spargere sostanza organica che nutrisse le piante, ponendo le basi della "concimazione"; si mise a punto uno strumento derivato dalla zappa che consentisse di frantumare il terreno e di smuoverlo portando in superficie gli strati sottostanti, più fertili: nasceva l' "aratro".

Il primo strumento complesso di lavorazione del terreno fu una specie di zappa trascinata sul terreno da un uomo, o da una donna, successivamente si utilizzò la forza degli animali che era superiore a quella umana e questo fu un grande vantaggio:  non deve essere stato difficile neppure per i primi esseri umani notare che era più facile aggiogare un bovino piuttosto che un orso bruno, probabilmente per questo furono impiegati i bovini, docili e forti allo stesso tempo.

Il più antico aratro a trazione di cui si ha una documentazione risale al IV secolo a.C.: è riprodotto su un sigillo regale  che si trova i una tomba nella città mesopotamica di Ur (la setssa città dove nacque il mito di Gilgamesh, il salvatore della terra).
Si trattava di un grosso bastone acuminato la cui punta ricurva serviva a rompere il terreno, il bastone era fissato ad una specie di L rovesciata composta dal timone,  legato all'animale che tirava, e dalla bure, che fungeva da sostegno a cui erano fissate le stegole, le maniglie per spingere l'attrezzo. Al collo dell'animale, o degli animali, era fissato un giogo a cui veniva legato il timone.
Più tardi al ceppo vennero fissate delle punte di rame o di bronzo, che offrivano una maggior resistenza nello scavare il terreno, esse vennero poi sostituite con punte in ferro, materiale ancora più resistente.

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